Stalking: quando l'insistenza diventa persecuzione

16.10.2026

Quando la quotidianità si trasforma in paura

Ci sono comportamenti che, presi singolarmente, possono sembrare soltanto fastidiosi o insistenti, ma che, quando si ripetono nel tempo, finiscono per trasformare la quotidianità di una persona in una condizione di paura. Un messaggio dopo l'altro, telefonate continue, appostamenti sotto casa o sul luogo di lavoro, il controllo dei social network e la presenza costante di qualcuno che non accetta un rifiuto. A poco a poco, la persona perseguitata può iniziare a cambiare strada per tornare a casa, evitare determinati luoghi, rinunciare a uscire o controllare continuamente il telefono per paura di ciò che potrebbe accadere.

La propria vita, un tempo scandita da gesti spontanei, comincia così a essere organizzata intorno alla presenza di qualcun altro. È in questa progressiva perdita di libertà e serenità che si manifesta lo stalking, un fenomeno che non riguarda soltanto la fine di una relazione sentimentale, ma anche rapporti di conoscenza, vicinato o lavoro. Dietro le condotte persecutorie non c'è soltanto un comportamento insistente: c'è una persona che può arrivare a sentirsi prigioniera nella propria quotidianità.

Che cosa prevede la legge italiana?

In Italia, lo stalking è disciplinato dall'art. 612-bis del codice penale, che punisce il delitto di atti persecutori. La norma richiede condotte reiterate di minaccia o molestia che provochino un perdurante e grave stato di ansia o di paura, un fondato timore per la propria incolumità o per quella di una persona vicina, oppure costringano la vittima ad alterare le proprie abitudini di vita.

Non ogni messaggio indesiderato o comportamento insistente integra automaticamente un reato: occorre valutare le condotte e le conseguenze concrete alla luce degli elementi previsti dalla legge. Tuttavia, non è necessario attendere un'aggressione fisica perché una situazione possa assumere rilevanza penale. Anche il controllo ossessivo, i pedinamenti, le minacce e le comunicazioni indesiderate, quando ricorrono i presupposti normativi, possono configurare atti persecutori.

La pena prevista è la reclusione da uno a sei anni e sei mesi, con ulteriori aumenti nei casi stabiliti dalla legge. La disciplina italiana è stata inoltre rafforzata dalla legge 2 dicembre 2025, n. 181, che ha introdotto una specifica aggravante per le condotte motivate, tra l'altro, da controllo, possesso o dominio sulla donna in quanto donna, anche in relazione al rifiuto di instaurare o mantenere una relazione affettiva.

Quando la fine di una relazione diventa persecuzione

Una delle situazioni più delicate si verifica dopo la fine di una relazione sentimentale. La separazione può provocare dolore, delusione e difficoltà nell'accettare la perdita, ma nessuna di queste emozioni autorizza a controllare la vita altrui. Talvolta, il rifiuto viene vissuto come un torto personale e si trasforma nella pretesa di continuare a esercitare un potere sull'altra persona.

Le richieste insistenti di riconciliazione diventano allora minacce, appostamenti, sorveglianza e tentativi di limitare la libertà di chi ha scelto di andarsene. È importante ricordare che la gelosia non è una prova d'amore e che la sofferenza per una separazione non giustifica la persecuzione.

Amare significa riconoscere l'autonomia dell'altra persona, anche quando le sue decisioni provocano dolore. Nessuna relazione attribuisce il diritto di oltrepassare i confini personali, né un rifiuto trasforma la libertà dell'altro in qualcosa che debba essere riconquistato con la forza o l'insistenza.

Lo stalking nell'era digitale

Oggi, la persecuzione può continuare anche attraverso uno schermo. Smartphone, social network e applicazioni di messaggistica permettono di raggiungere la vittima in qualsiasi momento, persino quando si trova nella propria casa. Profili falsi, messaggi ripetuti, minacce online, diffusione di informazioni private e controllo delle attività digitali possono alimentare una sensazione di sorveglianza continua.

La tecnologia, nata anche per avvicinare le persone, può così diventare uno strumento attraverso il quale invadere la loro vita. La legge italiana riconosce espressamente la maggiore gravità di determinate condotte, prevedendo un aumento di pena quando gli atti persecutori sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

Ma, al di là della qualificazione giuridica, è fondamentale comprendere che la sofferenza provocata dalle molestie digitali non è meno reale di quella causata da comportamenti che avvengono nello spazio fisico.

Come intervenire e proteggere chi subisce stalking

Di fronte a una situazione di stalking, intervenire tempestivamente può fare una differenza importante. Chi subisce persecuzioni, però, non sempre riesce a chiedere aiuto immediatamente: può provare vergogna, temere di non essere creduto oppure convincersi che sia preferibile aspettare, nella speranza che tutto finisca spontaneamente.

Per questo, il primo intervento consiste spesso nell'ascoltare senza giudicare e senza minimizzare. Frasi come «è soltanto geloso», «ti cerca perché ti ama» o «prima o poi smetterà» rischiano di far sentire la vittima ancora più sola. Al contrario, riconoscere la sua paura, rispettare i suoi tempi e aiutarla a individuare le possibilità di protezione sono gesti essenziali.

In concreto, in caso di stalking, è importante:

  • Ascoltare e offrire sostegno. Prendere sul serio il racconto della vittima, senza colpevolizzarla e senza giustificare le condotte del persecutore. La responsabilità delle molestie appartiene a chi le mette in atto.
  • Conservare le prove. Mantenere messaggi, e-mail, schermate delle conversazioni, registri delle chiamate e altri elementi utili, annotando date, circostanze ed eventuali testimoni.
  • Rivolgersi alle autorità. Contattare le Forze dell'ordine o l'autorità giudiziaria per valutare la presentazione della querela e gli strumenti di tutela disponibili. In Italia, nei casi previsti, è possibile chiedere anche l'ammonimento del Questore.
  • Proteggere la propria sicurezza. Informare persone fidate, valutare le impostazioni di privacy e sicurezza digitale ed evitare confronti diretti che potrebbero aumentare il rischio. In presenza di un pericolo immediato, occorre chiamare il 112.
  • Chiedere un aiuto specializzato. Per le donne vittime di violenza o stalking è disponibile il numero gratuito 1522, attivo ventiquattr'ore su ventiquattro, che offre ascolto e orientamento.

Anche chi assiste a episodi di persecuzione può contribuire a interrompere il silenzio, offrendo un sostegno concreto e aiutando la persona coinvolta a raggiungere i servizi competenti. Intervenire non significa sostituirsi alla vittima nelle sue scelte, ma farle comprendere che non è sola e che esistono strumenti per tutelarsi.

Lo stalking in Cina: quali strumenti di tutela?

Anche nella Cina continentale esistono strumenti normativi specifici per contrastare le molestie e le condotte persecutorie, sebbene il sistema giuridico sia diverso da quello italiano.

Un riferimento importante è la Legge sulla tutela dei diritti e degli interessi delle donne, modificata nel 2022 ed entrata in vigore nella nuova versione il 1° gennaio 2023. L'art. 29 vieta di perseguitare o molestare una donna con il pretesto di instaurare una relazione sentimentale o un'amicizia, oppure dopo la fine di una relazione o un divorzio. La disposizione vieta inoltre la divulgazione della sua sfera privata e dei suoi dati personali in tali circostanze.

La donna che subisce queste condotte, o che si trova davanti a un rischio concreto che si verifichino, può rivolgersi al tribunale per chiedere un provvedimento di protezione della sicurezza personale (人身安全保护令, rénshēn ānquán bǎohù lìng). Il giudice può vietare al responsabile di molestarla, seguirla o contattarla, secondo le condizioni previste dalla legge.

La protezione giudiziaria nella pratica

L'importanza di questa tutela emerge anche da un caso pubblicato dalla Corte Suprema del Popolo cinese nel 2023. Una donna, dopo aver interrotto una relazione, era stata sottoposta dall'ex fidanzato a comportamenti intrusivi che comprendevano pedinamenti, localizzazione e sorveglianza, fino a compromettere la sua vita quotidiana e la sua sicurezza.

Il tribunale ha riconosciuto la necessità di intervenire, emettendo un provvedimento volto a impedire ulteriori condotte persecutorie. Questo tipo di tutela è particolarmente significativo perché consente di chiedere protezione senza dover necessariamente attendere che le condotte degenerino in un'aggressione fisica.

Le sanzioni previste dalla normativa cinese

Alla protezione giudiziaria si affianca la legge cinese sulle sanzioni per la gestione della sicurezza pubblica, nella versione entrata in vigore il 1° gennaio 2026. L'art. 50 prevede sanzioni amministrative per comportamenti quali l'invio ripetuto di messaggi osceni, offensivi o minacciosi, nonché le molestie, le persecuzioni e i pedinamenti che interferiscono con la normale vita altrui.

In base alla gravità, sono previste la detenzione amministrativa fino a cinque giorni oppure una multa fino a 1.000 yuan; nei casi più gravi, la detenzione può arrivare da cinque a dieci giorni, con la possibilità di aggiungere una multa. Alle condizioni stabilite dalla legge, può essere disposto anche un divieto temporaneo di contatto con la persona molestata. Se i fatti integrano gli elementi di specifici reati previsti dalla legislazione penale cinese, può inoltre trovare applicazione la responsabilità penale.

È importante precisare che questi strumenti non sono perfettamente sovrapponibili alla disciplina italiana: si inseriscono in un diverso sistema giuridico e prevedono presupposti e conseguenze specifici.

Italia e Cina: differenze normative, una stessa esigenza di protezione

Il confronto tra Italia e Cina mostra che il problema delle condotte persecutorie richiede strumenti diversi, ma mette in evidenza una medesima esigenza: impedire che una persona sia costretta a vivere nella paura a causa del comportamento di un'altra.

Le norme, le sanzioni e i provvedimenti di protezione sono fondamentali, ma la loro efficacia dipende anche dalla possibilità concreta di chiedere aiuto, dall'ascolto delle istituzioni e dalla capacità della società di riconoscere il problema senza banalizzarlo. Nessuna vittima dovrebbe sentirsi obbligata a dimostrare di aver sofferto abbastanza prima di essere ascoltata.

Restituire alla vittima la propria libertà

Contrastare lo stalking significa riconoscere che la libertà personale non coincide soltanto con l'assenza di violenza fisica. Essere liberi significa poter uscire di casa senza temere di essere seguiti, utilizzare il telefono senza sentirsi sorvegliati, concludere una relazione senza essere minacciati e compiere le proprie scelte senza dover prevedere continuamente le reazioni di qualcun altro.

Significa poter dire «no» senza sentirsi in colpa e poter andare via senza avere paura. La tutela giuridica è indispensabile, ma lo è altrettanto la costruzione di una cultura in cui il rispetto dei confini personali non venga confuso con l'indifferenza e il controllo non venga scambiato per amore.

Perché nessuno dovrebbe essere costretto a rinunciare alla propria libertà per sentirsi al sicuro.

Come intervenire: a chi rivolgersi e come chiedere aiuto

Riconoscere di essere vittima di stalking non è sempre facile. A volte si tende a minimizzare gli episodi, a giustificare il comportamento dell'altra persona o a sperare che la situazione si risolva spontaneamente. Eppure, nessuno dovrebbe aspettare che la paura diventi insopportabile prima di chiedere aiuto. Se si stanno vivendo situazioni di questo tipo, è importante sapere che esistono strumenti di tutela e persone a cui rivolgersi.

In Italia:

  • In caso di pericolo immediato, chiamare il 112.
  • Per ricevere ascolto e orientamento, contattare il 1522, numero gratuito attivo 24 ore su 24 per le donne vittime di violenza e stalking.
  • Per tutelarsi sul piano legale, rivolgersi alle Forze dell'ordine o all'autorità giudiziaria per valutare la presentazione di una querela e le misure di protezione applicabili.
  • Per documentare le condotte, conservare messaggi, e-mail, screenshot e annotare gli episodi, evitando di esporsi a ulteriori rischi per raccogliere prove.

In Cina continentale:

  • In caso di emergenza, contattare la polizia al 110.
  • Per chiedere protezione, rivolgersi alla polizia o a un tribunale per informarsi sulle misure disponibili, compreso il provvedimento di protezione della sicurezza personale nei casi previsti dalla legge.
  • Per conoscere i propri diritti, chiedere assistenza a un servizio locale di supporto alle donne o a un professionista legale, affinché possa valutare la situazione concreta e gli strumenti applicabili.

Anche chi è vicino a una persona perseguitata può fare la differenza: ascoltare senza giudicare, non minimizzare e offrire un aiuto concreto può rappresentare il primo passo per interrompere l'isolamento.

Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un modo per proteggere la propria libertà e sicurezza. Nessuno è responsabile delle persecuzioni che subisce e nessuno dovrebbe affrontarle da solo. Il primo passo per uscire dalla paura è sapere che non si è soli e che il proprio diritto a vivere serenamente merita di essere tutelato.

"Non dovrebbe mai essere normale voltarsi per paura, accelerare il passo per sentirsi al sicuro, o temere di tornare a casa. Nessuno dovrebbe vivere prigioniero della paura di qualcun altro."

- cit. Cinzia Hu


Share